Coronavirus: come fare i test e tracciare i contatti.

Terza parte di “Coronavirus: imparare ad applicare la danza”

Questo articolo è la traduzione dell’articolo originale in inglese di Tomas Pueyo, disponibile a questo link

Gli articoli precedenti, Coronavirus: perché agire ora, Il Martello e la danza e Out of Many, One (non tradotto) hanno raccolto nel complesso oltre 60 milioni di visualizzazioni e sono stati tradotti in oltre 40 lingue. Questa è la terza parte (prima parte e seconda parte ) del nostro quarto articolo, Imparare a ballare, che si concentra sui passaggi specifici necessari per preservare l’economia. Per ricevere le prossime parti e ulteriori articoli, iscriviti alla newsletter.

Possiamo riaprire nuovamente le nostre economie se facciamo alcune cose nel modo giusto, inclusi test e tracciabilità dei contatti. Bisognerà testare tutte le persone sintomatiche e i loro contatti, questo significa che al massimo il 3% dei test dovrà risultare positivo. Bisogna identificare il maggior numero possibile di infetti e tra il 70 e il 90% dei loro contatti, per isolarli o metterli in quarantena. Se facciamo tutto velocemente ( all’incirca entro un giorno), questo potrebbe bastare per controllare l’epidemia. Dovremo assumere molte persone per farlo, e usare anche la tecnologia, che ci farà perdere ragionevolmente un po’ di privacy, ma guadagnandoci nel complesso. La maggior parte delle app di tracciamento dei contatti tramite bluetooth implementate ad oggi sono straordinarie, ma si riveleranno inutili senza ottenere alcuni cambiamenti fondamentali.

Oggi molte nazioni stanno subendo il martello: una pesante serie di misure di distanziamento sociale che hanno fermato l’economia. Milioni di persone hanno perso il lavoro, le entrate, i risparmi, le attività commerciali, la libertà. Il costo economico è enorme. Le nazioni stanno disperatamente cercando di sapere come agire per far ripartire l’economia.

Fortunatamente, un insieme di quattro misure può ridurre drasticamente l’epidemia, misure che rispetto al chiudere l’economia sono decisamente a buon mercato. Se oggi molti paesi stanno subendo la fase del martello, queste misure sono come un bisturi, che estrae con cura gli infetti invece che colpire tutti assieme in una volta.

Queste misure sono strettamente correlate, non funzionano singolarmente:

  • Con i test, troviamo chi è positivo al virus
  • Con l’isolamento, evitiamo che i positivi contagino altre persone
  • Con il tracciamento dei contatti rintracciamo le persone che hanno avuto contatti con quelle positive
  • Con le quarantene evitiamo che questi contatti contagino ancora altre persone

Test e tracciamento dei contatti sono le fasi del pensare, mentre l’isolamento e la quarantena sono quelle dell’agire. Analizzeremo le prime due , mentre le prossime due verrano trattate in seguito.

I test

I test sono stati al centro del dibattito pubblico per settimane. Nella maggior parte dei paesi, i cittadini critica la mancanza di test eseguiti. Poche persone però si domandano: quanti test dovremmo avere?

Dipende dalla nazione e da cosa sta cercando di fare. Ci sono due classi di nazione:

Da un lato, abbiamo paesi come Stati Uniti, Spagna, Regno Unito o Francia che hanno un fenomeno epidemico fuori controllo. Non erano preparati a gestire la crisi, quindi hanno applicato il Martello, una serie di misure molto pesanti per bloccare l’economia e prevenire il contagio di ulteriori persone e fermando così l’epidemia. Per loro, testare enormi quantità di persone non è più necessario, perché limitano la diffusione del virus con la fase martello. Le uniche persone che devono fare il test sono quelle malate o che potrebbero ammalarsi (ad esempio gli Operatori sanitari), per isolarle e curarle. La maggior parte di questi paesi sono quelli disegnati in rosso o arancione nel grafico sotto.

Prima che i paesi in arancione o rosso entrino nella fase della danza, devono prepararsi. Ciò significa intensificare enormemente il numero di test da fare per avvicinarsi alla seconda classe di nazioni, quella in verde.
Questa classe include nazioni come Taiwan, il Vietnam o la Corea del Sud. Usano i test per diagnosticare i pazienti ma anche per altri scopi. Tracciano i contatti degli infetti e li testano, anche se asintomatici, e testano ampiamente chiunque possa essere infetto ma ancora non lo sa.

Per testare comitive di viaggiatori o chi è stato a contatto con casi positivi, sono necessari molti più test rispetto al testare esclusivamente persone sintomatiche. Ecco perché all’incirca solo l’1% -3% dei loro test risulta positivo. Tutte le nazioni sviluppate che hanno tenuto sotto controllo l’epidemia registrano quel livello di casi positivi.

I paesi nel cerchio verde hanno tenuto sotto controllo l’epidemia e hanno eseguito numerosi test. I paesi in rosso hanno fallito entrambi gli obbiettivi. Ci sono poi due insiemi di valori anomali. Da un lato, cerchiata in blu, c’è l’Islanda, con molti test eseguiti ma anche molte infezioni. È un paese davvero unico: un’isola remota con molte specificità, inclusi test casuali sulla popolazione. L’altro gruppo anomalo è cerchiato in grigio. Questi paesi non hanno molti test da fare, ma hanno anche poche infezioni pro capite. Ci possono essere molte ragioni per spiegare questa anomalia, dall’avere una grande popolazione al beneficiare di un ritardo nella diffusione epidemia, l’aver applicato una fase martello in anticipo, oppure sulla strada per l’esplosione di un focolaio epidemico…

Per quanto riguarda la maggior parte dei paesi sviluppati, minori sono stati i test eseguiti, peggiore è stata la loro epidemia. Il gruppo di paesi cerchiato in rosso ha eseguito pochi test e ottenuto dei tassi di contagio devastanti, mentre i paesi in basso a sinistra hanno fatto tanti test e ottenuto come risultato pochi casi positivi. Quando i paesi gestiscono bene la crisi facendo molti test, aspetto che altri paesi dovrebbero seguire, sembra il tasso dei casi positivi sui test eseguiti sia di circa il 3% .
Singapore e la Germania sono casi interessanti. Avevano circa il 3% di casi positivi, ma con il recente scoppio epidemico sono aumentati all’8%. Si spera che questo non sia un problema legato alla capacità di testing e che possano testare tutti quelli che vogliono; ad ogni modo stanno rilevando molti più casi positivi. Questo potrebbe anche mostrare come un focolaio epidemico possa sopraffare la capacità di eseguire dei test, rendendo più difficile identificare tutti i casi e isolarli, e rendere più difficile fermare tale focolaio.

I governi vorrebbero poter sapere quando avere un numero sufficiente di test, ma questa valutazione è difficile da fare, perché sia ​​il numero di test che i casi di positività sono in costante evoluzione . Effettivamente i casi di positività sono influenzati anche dal numero di test svolti, poiché con un numero maggiore di test eseguiti si trovano anche più casi. Quindi, come si può prevedere quando il numero di test possibili è sufficiente?

In questo grafico, i nuovi casi positivi quotidiani sono la linea rossa e i nuovi test giornalieri sono la linea verde. Sono stati ridimensionati in modo da essere confrontati. Come abbiamo appena visto, l’esperienza dei paesi che hanno gestito bene l’evoluzione epidemica ci dice che dovremmo puntare ad avere almeno il 3% di casi positivi, il che significa che si vogliono un numero di circa 33 volte superiore di test rispetto ai casi positivi. Di conseguenza, l’asse dei test a destra è 33 volte più grande dell’asse dei casi positivi a sinistra. Così facendo si può facilmente notare quando si hanno abbastanza test.
In Corea del Sud, quando l’epidemia è ripresa nuovamente, improvvisamente il numero di casi è diventato troppo grande rispetto al numero di test e hanno perso attendibilità nella stima del numero ufficiale di casi (area rossa). Tuttavia, nel giro di poche settimane, sono stati in grado di avere abbastanza test per rientrare nella zona verde. Attualmente, ogni giorno fanno molti più test rispetto a quelli da fare per superare la soglia del 3%. Sono in rapporto all’1% circa.
Confrontiamo questi dati con l’Italia.

Come si può notare, l’Italia ha costantemente aumentato il numero di test giornalieri, che tuttavia non sono ancora sufficienti per conoscere l’entità della situazione. Tramite questo grafico però, si può iniziare a capire quando raggiungeranno quella soglia. Se i casi continueranno a scendere mentre i test continueranno a salire, potrebbero incrociarsi entro poche settimane.
Ecco alcuni altri paesi:

Vengono visualizzati pochissimi paesi perché sono pochissimi quelli che dispongono di dati sufficientemente chiari sul numero giornaliero di persone sottoposte a test. Alcuni paesi non hanno dati giornalieri, per altri non è chiaro quale sia l’unità di test. Sono persone? Kit di test? Quanti kit di test ci sono per paese? Di Taiwan conosciamo il numero dei test, ma non sappiamo quanti test ci sono per persona. La linea rossa è comunque abbastanza bassa rispetto alla linea verde, quindi anche 2 test a persona manterrebbero comunque la linea rossa sotto la linea verde. Soprattutto se sia usano metodologie di testing intelligenti che possono aumentare l’efficienza della procedura.

Questi grafici mostrano chiaramente quanto la maggior parte dei paesi sia lontana dall’avere test sufficienti per ogni cittadino.
Con abbastanza test, si può passare alla fase della Danza. Si può gestire l’epidemia isolando i casi positivi e mettendo in quarantena chi ha avuto contatti con loro. In questo modo, puoi identificare rapidamente coloro che sono contagiosi o quelli potenziali, impedendo loro di infettare gli altri e, di conseguenza, proteggendo la popolazione senza dover bloccare tutto e limitare la loro libertà. Le persone possono uscire di casa e si possono riavviare le attività economiche. Ecco perché è così importante fare più test e aumentarli fino a quando solo il 3% delle persone risulti positivo.
Se non eseguono dei test sufficienti non si isolano gli infetti, quindi non si sa dove si trovano e si è costretti ad applicare un blocco.
Finché i test sono pochi, le nazioni devono inoltre decidere chi testare per primo. Come definire delle priorità di testing?

Come detto prima, le prime persone da testare sono quelle con sintomi, di solito in ospedale o dal dottore, per sapere chi trattare e isolare. Questo ciò che fa la maggior parte delle nazioni nella fase del Martello.
I paesi che si preparano alla fase di Danza, una volta che sono in grado di testare tutti i sintomatici, devono iniziare a testare anche coloro che non hanno ancora sintomi. Questa è la procedura che permette il tracciamento dei contatti: scoprire chi potrebbe essere malato e sottoporlo al test.
Se hai letto l’articolo precedente, ricorderai questo grafico:

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Il grafico proviene da un ottimo documento dell’Università di Oxford pubblicato su Science. Fa di tutto per identificare come si diffonda il coronavirus tra le persone. L’asse orizzontale mostra i giorni dalla prima infezione e l’asse verticale mostra quante altre persone vengono infettate in diverse maniere in un determinato giorno. Ad esempio, il quinto giorno dopo il contagio, i casi positivi infettano in media quasi altre 0,4 persone. La maggior parte dei contagi avviene direttamente da persone già sintomatiche o che lo diventeranno presto (quindi sono chiamate pre-sintomatiche). Una percentuale minore accade attraverso l’ambiente circostante (probabilmente le superfici), e una percentuale ancora minore è data persone che hanno il virus ma non svilupperanno mai i sintomi.

Se si testano e isolano solo le persone con sintomi, si può ridurre R (la velocità di trasmissione effettiva) al massimo del 40%. Se R è pari a 2,5 o 3, come nell’epidemia attuale, questa riduzione andrà sotto la soglia di 1.
Ma se rintracciano anche i contatti dei casi positivi e si testano , si possono rilevare anche i pre-sintomatici, riducendo i contagi fino all’85%.
In sintesi, sono necessari molti test sia per i casi sintomatici che per tutti i loro contatti.
Questa procedura può ottenere una riduzione dell’85% di R solo se la fase di testing è perfetta. Nella vita reale, serve tempo. Quanto?

Se l’operazione di testing non è abbastanza veloce, è troppo difficile o è costosa, le persone non verranno testate in tempo oppure i risultati dei test non saranno abbastanza rapidi. Di conseguenza, una parte dei contagi si sarà verificata prima che si abbia il tempo di isolare i casi.

Lo stesso concetto vale per i contatti rintracciati. Se si impiegano in media tre giorni dall’infezione per rintracciare i contatti e metterli in quarantena o isolarli, avvengono troppi contagi.

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Quindi, abbiamo tre fattori importanti:
1 — Quanti infetti identifichiamo e isoliamo
2 — Quanti contatti rintracciamo e mettiamo in quarantena
3 — Con quale rapidità facciamo entrambe le operazioni

Come si può confrontare l’importanza di questi tre fattori? Immaginiamo innanzitutto di avere abbastanza test da poter eseguire e una procedura di tracciabilità dei contatti.

Questo grafico, estratto dall’articolo della Oxford University, spiega quante persone infette e quanti contatti bisogna identificare, in modo da poterli isolare o mettere in quarantena e ridurre la velocità di trasmissione dell’epidemia.
L’epidemia cresce nella zona rossa — arancione e arretra nella zona verde. Il limite è la linea nera, con le linee tratteggiate come intervallo di confidenza (che rappresenta l’incertezza). Qualsiasi punto su quella linea dovrebbe essere sufficiente per avere la diffusione epidemica sotto controllo. Quindi, ad esempio, se si nota la posizione della X rossa, mostra che si potrebbe gestire l’epidemia se si potesse isolare istantaneamente il 60% dei pazienti con sintomi prima che infettino altri, rintracciare istantaneamente oltre il 50% dei contatti da loro avuti e isolarli o metterli in quarantena prima che contagino altri.
Sembra una cosa difficile da attuare, ma la buona notizia è che, se ben fatta, questa misura potrebbe da sola fermare l’epidemia. Anche se attuata non bene, comunque contribuisce allo scopo. Ad esempio, isolare il 50% degli infetti e il 30% dei loro contatti avvicinerà l’area verde. Combinando questa misura con altre, come indossare le mascherine, permette di avere quasi l’epidemia sotto controllo, senza la necessità di adottare una fase martello.
Un’altra cosa che questo grafico presuppone è che non ci siano ritardi tra il contagio, il test sul contagiato e il rintracciamento dei contatti. I ritardi sono però inevitabili nel mondo reale. Quanto contano?

l grafico a destra è lo stesso mostrato precedentemente, mentre gli altri tre grafici mostrano cosa succede se c’è un ritardo di uno, due o tre giorni nell’isolare le persone sintomatiche e quelle asintomatiche.
Il grafico a sinistra ci sta sostanzialmente dicendo: “Se hai un ritardo di 3 giorni nell’isolare e mettere in quarantena i casi, sarà molto difficile fermare la malattia”. Ogni singola azione contribuisce, ma con questo tipo di ritardo, contribuisce molto poco.
Il secondo grafico dice: “Se hai un ritardo di soli due giorni sia nell’isolamento che nella quarantena, devi essere in grado di isolare almeno il 70% -90% degli infetti e di tracciare almeno il 70% -90% dei loro contatti per fermare l’epidemia esclusivamente con questa misura “.
In altre parole, si può controllare l’epidemia senza bloccare l’economia con questo singolo gruppo di misure solo se si è sufficientemente veloci ed efficaci nel testare le persone, isolare i malati, rintracciare i loro contatti e metterli in quarantena. Bisogna farlo in modo molto veloce ed efficace, altrimenti non si è in grado di controllare l’epidemia esclusivamente con questa misura.
Senza eseguire queste misure bene, è terribilmente difficile controllare l’epidemia e si è costretti a trovare qualche altra soluzione miracolosa, tipo cercare l’immunità di gregge o applicare un altra fase Martello, con tutti i costi economici derivanti e l’enorme numero di decessi.
Questo è il motivo per il quale è importante per le nazioni avere tanti test che funzionino il più rapidamente possibile. Servono entrambe le cose: quantità e velocità.
I test drive-through della Corea del Sud e i test delle cabine telefoniche sono un esempio di applicazione. Più è facile per le persone sottoporsi ai test, più persone li faranno rapidamente e meglio si controllerà l’epidemia.

Alcuni paesi stanno valutando di testare tutta la popolazione costantemente. Si immagini ad esempio, di testare la maggior parte della popolazione degli Stati Uniti ogni settimana, almeno 300 milioni su un totale di 330. Si avrebbe la visione di chi si ammala in qualsiasi momento e probabilmente si potrebe gestire epidemia. Fare 300 milioni di test ogni settimana è al momento fuori portata e comunque potrebbe essere un po’ costoso. In un anno, sarebbero oltre 15 miliardi di test da fare. Se supponiamo che siano molto economici a causa dell’alto numero, con un costo singolo di 20 dollari, farebbero circa 300 miliardi di dollari. Misura piuttosto costosa, anche se solo il 15% dei 2 biliardi di dollari messi in campo dagli USA.
In ogni caso, questa misura è al giorno d’oggi estremamente costosa e poco realistica. Se tuttavia avessimo altri modi efficaci per testare più persone, il calcolo potrebbe cambiare.
Questi altri modo esistono e ad esempio, questo articolo spiega come farli. Se si hanno poche persone infette (ovvero se l’indice di prevalenza è basso), si possono testare facilmente contemporaneamente tante persone e ridurre il numero di test necessari di otto volte. Abbassare il costo dei test di massa da 300 miliardi di dollari a meno di 40 miliardi sarebbe già un enorme miglioramento. Molti paesi come Germania, Austria, Israele o Stati Uniti stanno già adottando questa soluzione.
Considerando comunque i costi e il fatto che ad oggi non abbiamo abbastanza test, dobbiamo decidere a chi dare la priorità sul farli.

In sintesi:
— Bisogna fare molti test, per identificare le persone infette il prima possibile.
— Questo significa un numero sufficiente di test in modo che solo il 3% delle persone testate risultino positive, poiché è quello che sta accadendo nei paesi che hanno gestito con successo l’epidemia.
— Bisogna fare i test molto velocemente, in modo da poter isolare immediatamente l’infezione e ridurre per probabilità di contagio.
— Questa è metà della battaglia. L’altra metà è testare tutti i contatti per identificare chi è infetto ma non ha ancora sviluppato i sintomi. Il 45% delle infezioni proviene da questi casi.
— Allo stesso modo, bisogna rintracciare i contatti rapidamente per ridurre il periodo di infettività pre-sintomatica.
— Esistono modi per eseguire test in modo efficiente, testando più persone contemporaneamente.
— In un mondo perfetto, si potrebbe fare il test a tutti in ogni momento. Magari prima o poi ci riusciremo, ma al momento è un’operazione costosa e difficile.
— Bisogna definire delle priorità su chi fare i test. Innanzitutto, le persone con sintomi. Quindi, tutti i loro contatti.

Questa procedura ci porta al tracciamento dei contatti.

Nota: tratteremo i test sierologici e altri dettagli dei test un’altra volta.
Questa sezione attinge fortemente da idee e fonti della ricerca di
@Genevieve Gee sui test. In particolare, l’idea di rintracciare la percentuale di casi positivi è sua.

Tracciamento dei contatti

Questa è di gran lunga la sezione più ampia dell’intero articolo, e cn cognizione di causa, infatti la posta in gioco è estremamente alta. Come abbiamo appena visto, non solo una buona politica di tracciamento dei contatti diminuisce i contagi, ma è fondamentale per passare dalla fase Martello a quella della Danza per riaprire le filiere economiche in sicurezza. Ma è anche un’operazione molto complessa che pone molte questioni relative alla privacy.
Prima di andare in dettaglio, bisogna aver chiaro cosa significhi esattamente “tracciare i contatti”.
Chiamiamo Bob la persona che è stata contagiata. Vogliamo identificare il maggior numero di persone venute a contatto con Bob, il più velocemente possibile. Quelle importanti non sono tutte le persone che ha Bob incontrato, ma quelle che potrebbero essere state effettivamente infettate.

Per farlo, ti serve un team di tracciamento dei contatti.

Gli infermieri del dipartimento sanitario di Anchorage e del distretto scolastico di Anchorage lavorano al tracciamento e monitoraggio di contatti riguardanti il COVID-19, giovedì 16 aprile 2020 in una sala conferenze presso il dipartimento sanitario nel centro di Anchorage. Foto: Loren Holmes / ADN, tramite Anchorage Daily News

I team di tracciamento contatti hanno diversi compiti. Innanzitutto, viene loro fornito un elenco di persone che sono state infettate come Bob. Interrogano Bob per scoprire dove sia andato nelle ultime due settimane e con chi sia stato. Poiché Bob è umano, è spesso inaffidabile: potrebbe essere smemorato, malato, in preda al panico, triste, non collaborativo o tutte queste cose assieme. Quindi il team di tracciamento usa anche la tecnologia per avere un supporto. Ad esempio in Corea del Sud, i team di tracciamento utilizzano i dati GPS dei cellulari, i dati delle carte di credito per la spesa e i filmati delle telecamere a circuito chiuso. Un altro esempio potrebbe essere l’utilizzo dei dati forniti da un’app di tracciamento dei contatti.
Con tutte queste informazioni, creano un elenco di contatti che potrebbero essere stati infettati da Bob, ordinati in base alla probabilità di infezione. In seguito chiamano tutti questi contatti. A seconda della probabilità di infezione e delle regole del governo, viene ordinato loro di sottoporsi a test, auto-quarantena o semplicemente gli viene detto di controllare i loro sintomi. L’obbiettivo è rintracciare il maggior numero di contatti il più velocemente possibile.
Ma come si determina un contatto? Quanti contatti bisogna rintracciare e quanto velocemente?

Poiché la maggior parte delle persone viene ritenuta contagiosa per circa due settimane, si considerano solo le persone con cui Bob potrebbe essere stato in contatto nelle ultime due settimane. Prima di allora, è improbabile che Bob fosse infetto e, se lo era, è improbabile che i suoi contatti adesso siano contagiosi.
Entro queste due settimane, si vogliono identificare quelli che possono essere stati contagiati. I membri della famiglia di Bob sono tutti casi di contagio molto probabili. Al contrario, non interessano le persone incrociate per strada a 5 metri di distanza
Come abbiamo visto in I passi fondamentali della danza che chiunque può seguire, è più probabile che i contagi si verifichino in ambienti chiusi in cui le persone sono vicine tra loro, parlano, tossiscono o cantano per un lungo periodo di tempo.
Questi comportamenti sono tradotti in regole di tracciamento. Ad esempio, i contatti di Bob sono definiti tali se trascorrono più di 15 minuti con lui nel raggio di 2 metri. Sembra in buon metro di valutazione ma in realtà i utilizzano tecniche più precise e raffinate. Una persona che ha condiviso un pasto con Bob per un’ora seduta faccia a faccia potrebbe essere contrassegnata come ad alto rischio e gli potrebbe essere chiesto di andare in quarantena, con gli addetti al tracing che controllano il rispetto della quarantena ogni tot. ore, mentre a una persona che ha condiviso la fila al supermercato potrebbe essere chiesto di fare attenzione e controllare frequentemente l’insorgenza di eventuali sintomi.

Abbiamo detto prima che bisognerebbe rintracciare almeno il 60% dei contatti per metterli in quarantena o isolarli immediatamente in modo da ridurre sostanzialmente R (quanti contagi sono causate da un positivo al coronavirus). L’articolo citato prendeva come dato di partenza un indice R0 di 2,5 (R0 è il numero di diffusione del virus in condizioni ideali: quando nessuno è ancora immunizzato e non sono state prese misure per prevenire il contagio). E se il dato di partenza fosse diverso?
Questo documento esamina questa eventualità. sono considerati differenti R0 e si valuta quale percentuale di contatti bisognerebbe rintracciare per portare R sotto la soglia di 1. Ogni riga in basso rappresenta un R0 diverso, pari rispettivamente a 1,5 (linea rossa), 2,5 (linea grigia) e 3,5 (linea marrone).

L’asse orizzontale indica la quota di contatti rintracciati e l’asse verticale l’impatto su R.
Prendiamo la linea marrone in alto, con R0 = 3.5. Se non si fa nulla, si ha una velocità di trasmissione vicina a 3: ogni persona infetta quindi altre 3 persone (non è 3,5 perché il documento presuppone un certo isolamento dei pazienti infetti). Quindi R scende quando sempre più contatti vengono rintracciati e messi in quarantena.
Si può notare come la linea marrone scendo al di sotto della linea tratteggiata di “1” quando circa il 90% dei contatti vengono rintracciati. Questo significa come sia necessario rintracciare il 90% dei contatti e assicurarsi che non diventino contagiosi, per bloccare l’epidemia. Se si fa bene, questa misura è necessaria per fermare il contagio. Fortunatamente, anche se non si applica perfettamente, fornisce un aiuto al rallentamento.
Si può notare come la linea marrone abbia un’area intorno ad essa. Mostra come questi calcoli non siano ancora perfetti, mancando molti dati. Possiamo quindi fare solo alcune ipotesi, dando come probabile il fatto che il tracciamento del 90% dei contatti porti a R = 1,5 oppure 0,5. Non siamo sicuri sul dato preciso, ma sappiamo che abbassa R in modo sostanziale.
Se invece di R0 = 3,5, prendiamo R0 = 2,5 (la linea grigia), la nostra ipotesi migliore è che l’identificazione del 70% dei casi sia sufficiente a fermare l’epidemia.
Teniamo a mente questi numeri: in base a tutti i nostri dati, vogliamo tracciare un numero compreso tra il 70% e il 90% dei contatti, il più rapidamente possibile, per avere il massimo impatto possibile nella riduzione dell’epidemia.
Secondo un articolo, tutto questo si traduce in circa 20–30 contatti da identificare per infetto.

In questo articolo ci sono le ipotesi del Johns Hopkins institute:

Secondo questo piano, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di 100.000 investigatori. Altri calcoli hanno rivisto quel numero al rialzo fino a 300.000. Nel grafico ci sono significative differenze, con un range ampio che mostra una differenza di 10 volte tra Wuhan e la Nuova Zelanda. Per quale motivo?
Questo divario nel numero di investigatori necessari per persona non ha senso. Se un paese ha 1 milione di persone ma nessun caso positivi mentre un altro paese ha 1 milione di persone ma 10.000 casi accertati, dovrebbero avere lo stesso numero di traccianti? No, questo calcolo ha poco senso, perché quando si assumono degli investigatori per rintracciare dei contatti, il tempo necessario per fare l’operazione dipende dal numero di casi da analizzare e dal tempo impiegato per ciascun caso.
Il numero di casi è quindi diverso per nazione e dipende dall’evoluzione epidemica. Il tempo necessario per caso dipende dalla formazione del personale e dalla tecnologia utilizzata. Facciamo un paio di esempi per ottenere degli ordini di grandezza.
Durante il picco di contagio, l’ Hubei aveva 1.800 squadre di cinque investigatori che effettuavano la ricerca dei contatti, in totale quindi 9000 investigatori. Il numero massimo di casi ufficiali era circa 4.000. Si suppone che i 9.000 investigatori siano stati assunti mediamente pochi giorni dopo il lockdown dell’ Hubei e che siano stati in grado di smaltire i casi arretrati circa un mese dopo, quando la crisi si è affievolita.

Nel periodo tra le due date, 9000 investigatori hanno lavorato per 27 giorni (supponendo che non esistessero i fine settimana) e sono stati in grado di rintracciare circa 63.000 casi, ovvero circa 4 persone al giorno per caso (una persona al giorno è una persona che ci lavora per un giorno, quattro persone al giorno possono essere 4 persone che lavorano su qualcosa per un giorno o una persona che ci lavora per 4 giorni, per esempio). Se si assume che siano stati assunti pochi giorni prima e che abbiano rintracciato i casi potenziali in seguito, il numero potrebbe arrivare a 5 o 6 persone al giorno per caso, non di più.
Questi numeri contrastano con quanto afferma un ex capo dei Centri per i servizi Medicare e Medicaid:

In base a quanto affermato, il costo per un singolo caso sarebbe di 12 o 15 persone al giorno.
Supponiamo che un paese abbia 10.000 nuovi casi positivi quotidiani, e che sia una stima affidabile perché i suoi test danno circa il 3% di casi positivi (come abbiamo visto nella sezione test, questo è un buon numero per avere una buona idea di quello che realmente accade).
Supponiamo che non esista una tecnologia di tracciamento dei contatti, quindi gli investigatori debbano chiamare le persone infette, interrogarle, chiamare tutti i loro contatti ed interrogarli uno per uno. Ognuna di queste conversazioni è molto lunga, perché le persone che non ricordano con chi hanno pranzato due giorni fa a maggior ragione dimenticano quanto accaduto in due settimane. Quindi devono controllare dossier, analizzare i dati, fare riferimenti incrociati tra i casi etc.
Se impiegassero 15 giorni lavorativi per ogni caso, avremo bisogno di 15 * 10.000 = 150.000 giorni lavorativi al giorno, quindi dovremmo assumere 150.000 persone. Considerando le coperture per i fine settimana, le vacanze, i giorni di malattia, ecc., servirebbero circa 200.000 persone. Supponendo uno stipendio per ognuno di 20 dollari l’ora con tutti i costi inclusi, si otterrebbe una spesa complessiva di 7 miliardi di dollari all’anno, quindi una misura costosa, ma inferiore rispetto ai costi dell’attuale lockdown.
Se si considerano 1.000 nuovi casi al giorno anziché 10.000, il fabbisogno lavorativo cala fino a 20.000 lavoratori al giorno.
Sfortunatamente, entrambi questi scenari richiedono un lavoro di tre giorni, poiché richiedono entrambi cinque persone che lavorano su un caso per tre giorni. Eppure, come abbiamo visto, il tempo è fondamentale.

Si immagini di avere 1.000 nuovi casi positivi al giorno, e che i nostri investigatori dei contatti siano produttivi come quelli di Wuhan, dove un team di 5 persone può trattare un caso completo al giorno. Con 5.000 investigatori (quindi circa 7.000 comprendendo i giorni festivi ecc.), si possono gestire tutti i casi in un giorno anziché entro 3.
Questi numeri sono comunque solo approssimazioni, l’obiettivo è quello di cercare di riflettere su come sviluppare questa misura, incoraggiare le nazioni a quantificare il tutto, minimizzando i costi e ottenendo qualche stima a riguardo. Queste stime ci aiutano a capire molte cose:

— È molto difficile fare affidamento sul tracciamento dei contatti in piena epidemia. Con circa 30.000 nuovi casi di positività al giorno dalla fine di aprile, gli Stati Uniti , nell’ipotesi di utilizzare 15 giorni lavorativi per risolvere un caso, dovrebbero assumere più di 500.000 persone affinché il sistema funzioni bene, e sarebbe molto difficile organizzare tutto in modo rapido ed efficace. Uno dei risultati della fase del martello è quello di abbassare quel numero, in modo che sia ragionevole per una politica di tracciamento dei contatti.
— Se una nazione ha un altro scoppio epidemico, come a Singapore o in Corea del Sud, potrebbero essere necessaria l’applicazione di fasi martello localmente, poiché tali focolai potrebbero sopraffare la capacità massima del tracciamento dei contatti.
— Se un team di 5 investigatori impiega tre giorni per gestire completamente un caso è troppo lento perché nel frattempo si verificheranno molti ulteriori contagi.
— È probabile che le persone incaricate di rintracciare i contatti, con misure manuali, non riescano a rintracciarli tutti. Il processo manuale del team di tracciamento dei contatti di Anchorage riportato nelle immagini precedenti è una sperimentazione negli Stati Uniti che va abbastanza bene per l’Alaska, ma non è scalabile nella maggior parte degli stati o delle altre nazioni. Deve essere molto più efficace.

Immaginiamo che Bob (punto rosso, infetto) sia piuttosto attivo socialmente e abbia avuto interazioni significative con 55 contatti nelle ultime due settimane. In una conversazione con un addetto alla ricerca dei contatti, dovrebbe essere semplice per lui citare i quattro membri della sua famiglia. Dopo aver esaminato il suo calendario, potrebbe essere in grado di citare otto colleghi con cui ha avuto delle riunioni. Potrebbe ricordarsi di aver cenato con altri quattro amici e di essere stato al supermercato.
Dopo aver guardato le telecamere a circuito chiuso, gli investigatori possono controllare i movimenti di Bob al supermercato e identificare altri due contatti da rintracciare, per un totale di 18 contatti. Dal momento che il team di investigazione non ha i numeri di telefono dei contatti o l’identità delle persone nel negozio di alimentari, devono richiederli al datore di lavoro o al negozio per sperare di ottenerli. Supponiamo anche che Bob stia collaborando. In totale abbiamo 18 casi rilevati, che sono meno della metà e che hanno richiesto 3 giorni per rintracciarli. Idealmente abbiamo bisogno di rintracciarne dal 70% al 90% entro un giorno. Con questo processo facciamo affidamento esclusivamente sulla cooperazione e sulla memoria di Bob, facendo dei passi obbligatori per ottenere tutti i dati. Quindi questa metodologia non è abbastanza.
Un paese che invece ne ha sviluppato una efficiente è la Corea del Sud. Come hanno fatto?

Gli investigatori sudcoreani hanno accesso alle informazioni GPS e ai dati delle carte di credito delle persone infette come Bob. Grazie a queste informazioni è abbastanza semplice capire dove Bob sia stato nelle ultime 2 settimane (sono i quadrati verdi nel grafico seguente).
Aiutando la memoria di Bob, è molto più facile identificare tutte le persone che può aver incontrato. Questi informazioni possono poi essere integrate con quelle delle telecamere a circuito chiuso e con altre cose, come l’accesso ai sistemi di timbratura degli autobus o delle palestre. Di conseguenza, in questo ipotetico scenario, passiamo da 18 a 41 contatti rintracciati. Non sono ancora 55, ma è un numero che si avvicina molto di più rispetto a un tracciamento manuale. Corrisponde al 75%, che ci posizionerebbe nella fascia di ciò che ha un impatto drammatico sulla velocità di trasmissione del virus.
Questi numeri sono solo approssimazioni ma riflettono la realtà quotidiana della Corea del Sud. Stanno attuando bene questa procedura, e hanno evitato l’insorgenza di nuovi focolai epidemici . Tutto ciò suggerisce che una buona attuazione di questa misura potrebbe essere sufficiente per controllare l’epidemia, senza ulteriori misure.
C’è però un altro enorme vantaggio in aggiunta che non abbiamo ancora discusso.

Nel nostro articolo Coronavirus: Imparare a d applicare la danza, abbiamo spiegato come la Corea del Sud pubblichi dove siano stati stati i pazienti infetti e in quale periodo temporale. Le persone possono quindi controllare rapidamente se in un luogo in cui sono state ci siano stati casi di infezione, sapere quindi se potrebbero essere state infettate e se sia necessario fare il test.
Inoltre, le persone possono scaricare queste informazioni sul proprio smartphone e tramite app confrontarle automaticamente con i propri dati sulla mobilità. In questo modo, tramite una di queste app, si può immediatamente sapere se ci si è imbattuti in qualche caso infetto.
Poiché si ha un vantaggio immediato (“Oh, c’è un’app per vedere se sono stato contagiato da qualche parte? Voglio saperlo!”), è probabile che le persone scarichino e utilizzino tale app.
Affinché quanto sopra sia possibile, le autorità devono l’avere accesso ai dati delle spese tramite carta di credito e della mobilità via smartphone delle persone che sono state contagiate come Bob.
Tutto ciò significa che è tempo di parlare di privacy.

Nota: abbiamo parlato con diversi epidemiologi ed esperti di privacy per creare questa sezione, ma le nostre conclusioni non sono definitive. Di seguito proponiamo delle riflessioni per favorire il dibattito sulla tracciabilità dei contatti e sulla privacy . Invitiamo altri esperti a discutere di queste idee con noi.

Alcune persone potrebbero leggere questa metodologia e avere una reazione immediata sul fatto che non sia accettabile perché viola i diritti alla privacy delle persone, spingendo il governo verso una strada intricata tra raccolte di dati e violazioni della privacy come quella che ancora coinvolge gli Stati Uniti con il Patriot Act del 2001.

Questo è un dibattito che approfondiremo più avanti, perché al momento è del tutto irrilevante: chi è critico non si rende conto che in molti paesi le leggi non hanno bisogno di essere cambiate per raggiungere il livello di tracciamento descritto sopra, a causa di qualcosa che si chiama “malattia notificabile”.

Bob è stato contagiato e per questo motivo è un pericolo per la salute pubblica. Questo significa che ha diversi diritti riguardanti la propria privacy validi da secoli in molti paesi, come il Regno Unito o la Francia. Molti altri paesi, come l’Australia, hanno regole simili, e negli Stati Uniti, sono a livello statale.
Tutto ciò ha senso, ma si sta dimenticando quanto possa essere devastante una malattia infettiva.

Fonte: grazie a Donald G McNeil Jr per l’ispirazione

In questo grafico, possiamo vedere come i tassi di mortalità abbiano oscillato enormemente da un anno all’altro negli Stati Uniti a causa di epidemie. Tuttavia, mano a mano che venivano scoperte delle contromisure, come la clorazione dell’acqua, i picchi tendevano a scomparire.
Ecco come appare un’epidemia incontrollata. A quel tempo, era normale che i malati non avessero gli stessi diritti dei sani, poiché costituivano una minaccia esistenziale per la società. Identificarli e isolarli era fondamentale, quindi le autorità avevano il diritto di farlo.
Questo è ancora valido ai giorni nostri per tante malattie ed il concetto è lo stesso: se sei una minaccia per la società, le autorità dovrebbero essere nelle condizioni di rimuovere quel rischio.
Se il coronavirus fosse classificato come una malattia soggetta a denuncia, i medici dovrebbero segnalare immediatamente alle autorità i casi positivi . Dovrebbero quindi già avere a disposizione le risorse, i dati e gli strumenti che già consentono di tracciare i contatti di Bob.
Queste tra fasi (inserire una malattia nell’elenco delle malattie soggette a notifica, creare un processo per notificare la malattia alle autorità e andare in deroga ai diritti di privacy per questi casi) di solito corrispondono a tre diversi atti legislativi in ​​ogni paese, quindi hanno tutti cose diverse da intraprenderle per renderle operative.
Ma per le nazioni che inoltrano i dati di Bob alle autorità, questo non è diverso dal caso in cui la polizia abbia accesso ai dati del cellulare o della carta di credito di un indagato, per identificarlo e localizzarlo. Possono già farlo, e dovrebbero essere in grado di farlo in questo caso senza legiferare riguardo poteri speciali che porterebbero a problemi normativi.
Tutto questo indipendentemente dal fatto che esista o meno una soluzione tecnologica per accedere facilmente ai dati di GPS e carte di credito: i responsabili del tracciamento dei contatti dovrebbero già avere accesso a questo tipo di informazioni e renderlo più complicato in questo caso è una sciocchezza.
Per quel che sappiamo, questo è il livello di privacy presente nella Corea del Sud, e potrebbe essere sufficiente per risolvere il problema. Hanno approvato una legislazione speciale dopo l’epidemia di MERS nel 2015, quindi altri paesi potrebbero agire allo stesso modo.
Diciamolo nuovamente: questa misura è uno strumento prezioso per fermare la pandemia e non richiede chissà quale dibattito riguardante la privacy. Dobbiamo concentrare la nostra attenzione su come attuare tale misura.
Il vero dibattito sulla privacy dovrebbe riguardare altro, ovvero: le autorità dovrebbero anche avere accesso ai dati di persone che non sono ancora ufficialmente infette?

Immaginiamo che, oltre alla carta di credito e ai dati sulla mobilità forniti da Bob, il nostro investigatore, cercando i contatti abbia ricevuto dagli operatori di telefonia mobile un elenco di potenziali contatti .
Gli operatori di telefonia mobile infatti conoscono la tua posizione in qualsiasi momento. Potrebbero registrare questa informazione, insieme a quella di altre persone che sono vicine a te, e ogni volta che due persone sono vicine l’una all’altra (almeno due metri) per un periodo di tempo superiore ai 10 minuti, lo registrano. Le nazioni con un solo operatore mobile possono farlo in maniera semplice, mentre quelle con più operatori potrebbero creare un database condiviso, implementato in modo da impedire a ciascuna azienda di vedere i dati dei clienti delle altre aziende.
Il governo potrebbe richiedere tutti i contatti di Bob compresi di orario e posizione, senza conoscere ulteriori dettagli riguardanti il resto della popolazione.
Ci sarebbero molti falsi positivi, perché ad esempio, il GPS non dice niente riguardo l’altitudine, quindi in un palazzo sembrerebbe che tutte le persone che vivono negli appartamenti nella stessa verticale siano tuoi contatti. Ma un investigatore può eliminare la maggior parte di questi escludendo quelli chiusi in casa ma che non vivono con te.
I dati visibili al governo in questa situazione sono esattamente quelli relativi allo scopo del tracciamento: i dati sulla mobilità personale degli infetti da una parte e le interazioni con i rispettivi contatti dall’altra parte. Nessuno in questa situazione possiede dati sui movimenti delle persone senza che queste ultime ne siano al corrente, ad eccezione di quelli indispensabili in questa specifica situazione.
Inoltre, gli operatori di telefonia mobile non hanno accesso a più dati di quelli che ottengono di solito. questo fatto preserva la privacy migliorando contemporaneamente il tracciamento dei contatti.
Il rovescio della medaglia di questa tecnica è che il GPS non è abbastanza preciso, potrebbero quindi esserci il mancato rilevamento di alcuni contatti o dei falsi positivi. Il GPS può diventare più preciso se l’esercito americano decidesse di dare libero accesso alla versione con maggior dettaglio (ma potrebbe non volerlo), oppure utilizzando tecniche di intelligenza artificiale. Tuttavia, senza un sufficiente livello di precisione, questa soluzione è assolutamente inutile o potrebbe funzionare solo in aree a bassa densità demografica. Non si hanno ancora studi approfonditi a riguardo, ma
questa limitazione è anche il motivo per il quale tante nazioni preferiscono utilizzare la tecnologia bluetooth.

Supponiamo che adesso i nostri investigatori abbiano accesso ai dati di Bob e che possano utilizzare anche i dati delle app bluetooth disponibili sul mercato.

Se non sai bene come funzionano, a grandi linee molte di esse sono implementate in modo che, quando le persone le scaricano e configurano, queste registrano dei codici anonimi corrispondenti a tutte le persone vicine, purché abbiano anche loro un’app simile funzionante. Questa è anche la soluzione che Apple e Google hanno deciso di implementare.
Se Bob ha una di queste app, può comunicare il fatto che sia stato infettato dal coronavirus e che desideri inviare queste informazioni alle autorità competenti.
Quante persone userebbero un’app simile?
Se hai già letto la prima parte di questo articolo, sai già che l’app bluetooth ufficiale di Singapore, TraceTogether, è utilizzata dal solo il 20% della popolazione, mentre in Islanda, solo dal 40% . L’India ha rilasciato un’app scaricata da 50 milioni di persone, sembrerebbe un successo fino a quando non ci si rende conto di come questo numero sia meno del 4% della popolazione.
In un ipotesi ottimistica, supponiamo che la maggior parte dei paesi possa ottenere un risultato del 50% migliore rispetto a Singapore , cosa improbabile dal momento che parliamo di una nazione molto ricca nella quale tutti possiedono uno smartphone, con un alto livello di istruzione e di fiducia nel governo, e che il 30% della popolazione scarichi l’applicazione.

In questo grafico, i punti che hanno un contorno azzurro sono contatti che hanno scaricato un’ app bluetooth. Sfortunatamente Bob non l’ha scaricata, quindi in questo caso l’applicazione è inutile. Se il 30% della popolazione usa l’applicazione, quindi non funzionerà nel restante 70% dei casi.
Supponiamo che invece Bob abbia installato l’app che sia molto diligente, abbia tutto ben configurato con il bluetooth sempre attivo.

In questo caso, vengono identificati 8 contatti aggiuntivi, corrispondenti a circa il 15% dei contatti di cui abbiamo bisogno. È una percentuale così bassa perché, come primo punto, solo il 30% dei contatti di Bob ha l’app installata. Forse una percentuale leggermente superiore perché se Bob ha l’app, significa che è consapevole della necessità di utilizzarla e forse i suoi amici la pensano come lui. Quindi supponiamo che il 40% dei suoi contatti abbia scaricato l’app, ma molti di loro non abbiano mai aperta o configurata, oppure che lo abbiamo fatto ma senza abilitare il bluetooth quando erano in giro.

Riassumendo tutto, se Bob non ha l’app nel 70% dei casi non otteniamo nessun riscontro. Stesso risultato nel caso l’abbia scaricata ma mai aperta, o mai configurata o non abbia abilitato il bluetooth. Immaginiamo ora che solo il 50% di quelli che scaricano l’app la utilizzino come previsto. Questo comporta che nell’85% dei casi, chi traccia i contatti si imbatterà in persone che non dispongono di un’app contenente informazioni utili.
Il restante 15% di tutti gli infetti avranno l’app, dei quali a loro volta solo il 15% dei loro contatti avrà l’app correttamente funzionante, per un totale complessivo di circa il 2% di contatti tracciati.

Per passare da una fase Martello alla fase Danza, abbiamo pero bisogno di tracciare dal 70 al 90% dei contatti.

E non è tutto! Nell’attuale metodo di implementazione delle app, gli utenti devono segnalare i loro sintomi (cosa che gran parte delle persone non fa) e decidere autonomamente se inviare tali dati al governo.
Molti bravi cittadini magari lo fanno, ma tanti altri no perché se ad esempio inoltrano i dati agli investigatori, la probabile conseguenza potrebbe essere la quarantena per tutti i loro familiari e amici da sottoporre a test. Se tuo marito o un tuo amico rischiano di perdere il lavoro perché devono rimanere a casa per due settimane, inoltreresti tali dati?

Quindi si potrebbe avere come risultato la metà del totale di contatti tracciati.
Nessuno sa quante persone farebbero correttamente tutte queste azioni ma, dopo aver lavorato per oltre 10 anni sul favorire l’utilizzo di prodotti tecnologici, la mia ipotesi è la seguente:

Puoi giocare con il modello qua

Avrei potuto essere ottimista valutare la percentuale di chi non inoltra i dati nella misura di uno 0,1%. Potrei essere pessimista e considerare un 5%, o addirittura un 10%. In ogni caso, con l’approccio attuale, non sarà mai vicino al 70% -90% desiderabile. Ogni singolo contatto è importante, ma rimane comunque un piccolo singolo contatto.
Quindi come possiamo agire per cambiare questa attitudine? Innanzitutto, pensa che Apple e Google implementino un aggiornamento del sistema operativo, cosa alla quale stanno lavorando, e che invece di dover scaricare l’app non appena aggiorni il sistema operativo questa venga lanciata in background, ottimizzata per l’individuazione dei contatti. In una situazione del genere, è probabile che circa il 50% delle persone entro un mese aggiornerà il proprio sistema operativo, come generalmente succede.

Supponiamo che, con una tale app, Bob abbia ancora la necessità di comunicare attivamente alle autorità tramite app che sia stato contagiato inoltrando i propri contatti , e supponiamo ancora che lo faccia solo il 50% degli utenti potenziali.

Siamo solo al 10% circa dei contatti. Meglio di niente, ma non è ancora un incremento sostanziale. Possiamo fare di meglio? Sì.
Supponiamo che il download del sistema operativo sia automatico. Gli utenti potrebbero decidere di non farlo, ma Apple e Google insistono parecchio, ogni giorno, affinché venga aggiornato.
Supponiamo anche che, dato che Bob ha una malattia soggetta a notifica, non scelga di inoltrare il suo elenco di contatti quando risulta positivo ma venga inoltrato automaticamente.

Ci sono tante ricerche che evidenziano le differenze tra il dover scegliere un’opzione attivamente o abilitarla passivamente.

Per la donazione di organi, la differenza è compresa tra il 15% e il 99%. Per il tracciamento dei contatti, la maggior parte delle persone non vorrebbe farlo. E se non lo fanno, ci sono molte cose che potremmo fare per spingerli ad accedere nuovamente, come inoltrare una nuova richiesta dopo poche ore continuamente o chiedendo loro di riconfigurare le impostazioni ogni tot. ore per confermare la rinuncia. Ogni nazione potrebbe non raggiungere una penetrazione del 99% a causa di motivi politici, ma se vogliamo che queste app siano utili, agire in questa maniera è l’unico modo.

Quello che sto cercando di spiegare è che abbiamo bisogno di un utilizzo molto, molto elevato di queste app affinché funzionino, e ogni decisione delegata ai singoli utenti diminuisce l’efficacia in modo significativo. Se riusciamo a far funzionare il sistema, il risultato derivante sarebbe ottimo.

Immediatamente dopo che qualcuno viene identificato come contagiato, le autorità potrebbero ottenere rapidamente un elenco di tutti i contatti rilevanti (oltre a molti falsi positivi). L’interrogatorio con Bob sarebbe molto più semplice e tutti i contatti potrebbero essere immediatamente contattati.
E non è nemmeno così difficile da attuare. Ricordi l’annuncio che ho menzionato prima di Apple e Google? Queste aziende stanno consentendo agli sviluppatori di creare app bluetooth che possano facilmente interagire tra loro, implementando queste funzionalità nei loro sistemi operativi di base. Stanno progettando di farlo su base volontaria, ma questo aspetto potrebbe probabilmente essere facilmente convertito come automatico, o addirittura forzato, se si ha una chiara necessità e i governi lo richiedono con forza.

Lo scopo di tutto ciò è di rimanere sotto la soglia cruciale nel quale la tracciabilità dei contatti funziona abbastanza bene, in modo da consentire all’economia di ripartire, passando da una fase Martello a una fase di Danza. Se la percentuale di chi non inoltra i contatti passasse dal 20% al 5%, potrebbe essere rintracciato un numero sufficientemente elevato di contatti e inoltrato alle autorità per risolvere il problema epidemico.

Vorrei ribadire come tutti i numeri utilizzati in questa sezione siano illustrativi, non reali. Indicano semplicemente che il più importante fattore di successo per qualsiasi tecnologia di tracciamento dei contatti sia l’utilizzo massiccio di essa.

Le app Bluetooth (o le funzionalità integrate in iOS o Android) non sono l’unica soluzione praticante, infatti esistono altre interessanti alternative . Una di queste,come quella che sta costruendo Zerobase, utilizza i codici QR.

Un passeggero scansiona un codice QR per ottenere il suo pass verde in una stazione della metropolitana di Wuhan il 1 aprile 2020. Ng Han Guan / AP Photo, tramite Business Insider

Quando si entra all’interno di un edificio, potrebbe essere necessario scansionare un codice QR. La scansione ti associa a quel luogo in quel momento, così come tutte le altre persone che hanno scansionato in quello stesso lasso di tempo. Questi codici possono essere facilmente stampati e installati ovunque: all’ingresso di edifici, stanze, stazioni degli autobus, vagoni ferroviari . Il monitoraggio può essere implementato così in modo da preservare la privacy.
La differenza con le app bluetooth non è la tecnologia, perché entrambe sono ottime. La differenza nella percentuale di utilizzo: si potrebbe rendere obbligatorio per le persone scansionare i codici QR se vogliono entrare in un edificio. In questo modo, la facoltà di scelta viene preservata (non entrare nell’edificio), ma vi è un forte incentivo a rispettare la misura. Qualcosa di simile potrebbe essere fatto con le app bluetooth: se fosse obbligatorio averne una attiva per entrare negli edifici, la percentuale di utilizzo potrebbe essere abbastanza alta.
Si noti come con questa soluzione si abbia ancora il problema dell’ auto-segnalazione. Servirebbe un modo per inoltrare automaticamente i luoghi e i contatti alle autorità quando Bob risulta infetto.
In questo capito sono state elencate molte informazioni. Riassumiamo tutte le opzioni, considerando i pro e contro:

Fonte. Nota: la fonte include una versione di questo grafico con sfumature blu e rosse per persone daltoniche.

Come si può notare, credo che le app che richiedano l’attivazione del bluetooth siano inutili. I codici QR con inoltro volontario sono leggermente migliori, perché almeno Bob può scansionarlo e registrare dove è stato. Ma se non è obbligatorio lo usano poche persone e aziende, quindi vengono registrati pochi contatti.
Il tracciamento manuale dei contatti è la misura successiva come impatto. È necessario disporre in ogni caso di tracciamenti manuali, quindi sarà necessario implementare questa misura. Tracceranno solo una parte dei contatti, ci vorrà del tempo e non sarà indolore dal punto di vista della privacy sia per i soggetti infetti che per i loro contatti.

Abbiamo quindi una serie di soluzioni tecnologiche che aiutano nel lavoro di rintracciamento. Che si tratti dell’accesso automatico al GPS di Bob o ai dati delle carte di credito, dell’aggiunta di informazioni GPS fornite dagli operatori telefoniche o l’utilizzo di app di tracciamento bluetooth, otteniamo comunque molto velocemente una notevole quantità di informazioni utili e con un basso costo per quanto concerne la tutela della privacy.

Le migliori opzioni sono l’utilizzo di codice QR obbligatori e le app bluetooth automatiche, perché forniscono un riscontro immediato dei contatti, mentre la privacy può essere tranquillamente preservata poiché l’unica cosa che le autorità ricevono sono le informazioni sulla persona e l’elenco dei loro contatti, insieme a dove e quando si sono verificati.

Per attuare queste soluzioni, le autorità non avrebbero bisogno di avere più informazioni di così. Non è necessario tenere traccia di ogni movimento per mesi e archiviarlo in un database. Solo i dati relativi alle ultime due settimane, da quando qualcuno ha avuto i sintomi dell’infezione.

Alcune persone potrebbero non essere d’accordo nemmeno per questa limitata riduzione della privacy. Quindi parliamone.

Abbiamo paura
A poco a poco, tutto il mondo che conoscevamo intorno a noi è scomparso quasi da un giorno all’altro. I lavori, le vite, le libertà, le migliori amicizie , tutto è stato messo in quarantena.

Quindi quando parliamo di qualcos’altro che ci è stato tolto, la nostra privacy, reagiamo. Ci ribelliamo. Non vogliamo perdere anche quella.

Perché capiamo che i lavori, le amicizie, la libertà torneranno. Ma temiamo che, se rinunciamo alla nostra privacy, non le recupereremo.
Abbiamo paura di una situazione simile a 1984.

Vogliamo evitare un mondo guidato dall’intelligenza artificiale in cui il governo conosce ogni nostro movimento, ci valuta secondo il nostro comportamento e ci dice presto cosa pensare. Non vogliamo essere la Cina.
Questo non è solo un incubo teorico. L’Ungheria, nel cuore dell’Unione europea è appena diventata una dittatura, mentre le persone non erano attente, e negli Stati Uniti ancora vige il Patriot Act, approvato 19 anni fa sulla scia dell’11 settembre.

Questa paura è una cosa buona perché ci rende vigili e ci fa stare attenti Ci fa apprezzare le nostra libertà e lottiamo per difenderle, perché se le perdiamo oggi, non potremmo mai recuperarle.
Ma questa paura non può essere irrazionale. Non può essere onnicomprensiva e non può trasformarsi in panico. Dobbiamo esaminare il problema a sangue freddo, analizzarlo e decidere razionalmente un piano d’azione.

Il primo modo in cui lo analizziamo è renderci conto che non si tratta dei dati di tutti, ma piuttosto di due piccoli gruppi: l’infezione e i loro contatti.
Gli infetti hanno già diversi diritti sulla privacy. Molti paesi hanno già una legislazione per trattarli in modo diverso e vogliamo che lo facciano.

Vorremmo che i casi positivi possano avere la scelta di non collaborare con le autorità per ridurre l’impatto dell’epidemia? L’unico dibattito qui è il livello di privacy che i contagiati vorrebbero mantenere.

Tutte le proposte qui suggeriscono che gli unici dati che devono essere conosciuti riguardanti il caso positivo sono dove sia stato nelle ultime due settimane e con chi. Chiederlo direttamente a loro non funziona efficacemente, mentre ottenere questi informazioni tramite il GPS, le spese fatte con la carta di credito o le app bluetooth obbligatorie è un processo affidabile e immediato, inoltre ha un impatto minore rispetto a quanto la polizia possa già scoprire indagando su ognuno di noi.

Per quanto riguarda i loro contatti, i loro diritti alla privacy dovrebbero essere leggermente più alti. Non abbiamo bisogno degli estratti conto delle loro carte di credito o dei loro dati completi sulla mobilità. Vogliamo solo sapere chi sono e che interazione hanno avuto con le persone infette: dove, quando e per quanto tempo per ciò che concerne le ultime due o tre settimane. Tali informazioni possono essere raccolte tramite app bluetooth obbligatorie, codici QR obbligatori, report di gestore della rete cellulare e probabilmente altri strumenti. I governi non hanno bisogno di sapere di più.

Tutto ciò suggerisce un elenco di limitazioni sui dati che le autorità dovrebbero essere in grado di raccogliere:

— Limiti per i dati raccolti: per le persone contagiate, bisogna sapere solo dove si trovavano, chi hanno incontrato, dove e per quanto tempo. Per i loro contatti, solo che c’è stato un contatto, dove e per quanto tempo.

— Limite di tempo: i dati saranno relativi solo alle tre settimane precedenti. Tutti i dati precedenti verranno eliminati.

— Accesso: solo il Ministero della salute o un’agenzia regionale equivalente dovrebbe avere accesso ai dati raccolti nell’ambito di procedimenti legali da società private o da investigatori durante gli interrogatori. Chi ha accesso ai dati all’interno del Ministero della Salute (ad es. Investigatori) dovrebbe essere chiaro e trasparente, con tutta una serie di controlli rigorosi riguardo chi accede a tali dati.

— Sicurezza: tutte le informazioni personali devono essere protette in base agli standard medici.

— Criteri di uscita chiaramente definiti: abbiamo bisogno di questi dati solo durante l’epidemia. La definizione di “epidemia” deve essere obiettiva e chiaramente dichiarata. Ad esempio, una volta che oltre il 70% della popolazione diventa immune, attraverso la vaccinazione o l’immunità di gregge, il sistema di raccolta dei dati deve essere automaticamente chiuso e i dati raccolti distrutti.

— Procedura adeguata: le persone devono ricorrere ai tribunali se il governo ha utilizzato i dati in modo non intenzionale o se le conclusioni raggiunte dagli investigatori sono ingiuste o inadeguate.

— Trasparenza: tutte le informazioni raccolte devono essere rese esplicite. Dovrebbe anche essere reso pubblico il fatto che vengono eliminate tutte le informazioni di identificazione personale (PII): cose come nomi o indirizzi.

Gli esperti di privacy potrebbero offrire maggiori dettagli su come proteggere i dati della cronologia delle posizioni. Ad esempio, potremmo avere tutte le operazioni di tracciamento dei contatti gestite da una società o da un’organizzazione senza scopo di lucro,o da un consorzio composto da questi enti. Potrebbero semplicemente comunicare alle autorità chi dovrebbe essere isolato e chi dovrebbe essere messo in quarantena in modo da applicare le misure. Forse le persone non possono scegliere di non condividere le informazioni, ma possono scegliere a chi fornirle.

Il secondo modo in cui possiamo esaminare questo problema è attraverso i dati che non vogliamo dare al governo. La maggior parte delle persone probabilmente è favorevole nel confrontare i loro dati con quelli del governo contenenti l’elenco di persone potenzialmente infette nelle ultime due settimane. Quello che non vogliono è che il governo conosca tutti i loro movimenti, anche se può già farlo.

Non solo perché ha già una grande quantità di dati, forniti in un paese come gli Stati Uniti dall’IRS, il DHS, l’FBI e altri organismi. Inoltre, perché molte di queste informazioni sono già disponibili da società private.
Come riportato dal New York Times, dozzine, se non centinaia, di aziende raccolgono e vendono molti più dati di quelli richiesti qui. Aziende come Google, Apple, Waze, Uber, IBM, Kiip, TheScore, Facebook e dozzine di altre persone sanno dove sei e dove vai sempre e molti vendono queste informazioni.

Le aziende fanno sapere di conoscere già 5.000 attributi o tipi di informazione relativi ad ogni utente . Potrebbe essere più di quello che credi di conoscere di te stesso. A volte, tali informazioni vengono vendute come anonimizzate a volte, ma si possono nuovamente de-anonimizzare.

Quindi stiamo discutendo se condividere con aziende, ONG o governi una piccola quantità di informazioni che è molto inferiore a ciò che può già essere acquistato online, ed è molto più preoccupante di rendere pubblico se hai incontrato Bob a pranzo la scorsa settimana.

Il terzo modo in cui possiamo risolvere questo problema è creando opzioni. Alcuni dei sistemi qui descritti potrebbero essere ancora fonte di polemica, tuttavia potremmo comunque costruirli ugualmente, ma senza approvarli. Se aspettiamo mesi per capire cosa fare ma improvvisamente si verifica un nuovo focolaio, potremmo dover decidere tra trilioni di dollari di chiusure economiche o il dovere premere un pulsante per utilizzare questa tecnologia.

Possiamo farlo solo se la tecnologia è disponibile. Se ad esempio vogliamo utilizzare, le applicazioni bluetooth obbligatorie, dobbiamo implementarle ora per avere questa opzione disponibile tra qualche mese.

Infine, dovremmo mettere la privacy nel contesto degli altri diritti che abbiamo perso. Abbiamo perso la salute. Abbiamo perso la nostra economia. Abbiamo perso la nostra libertà. Se c’è la possibilità di recuperarle con un po ‘di privacy, non prenderemo in considerazione questo aspetto? Il pacchetto da $ 2 trilioni approvato negli Stati Uniti equivale a $ 10.000 per adulto. Sei davvero sicuro che preferiresti pagare $ 10.000 piuttosto che dare al governo un po ‘di informazioni che hai già fornito a FourSquare?

Quindi, per riassumere, vogliamo solo condividere un po ‘di dati, che possono essere fortemente limitati, che è molto meno di ciò che è già pubblicamente disponibile,o disponibile al governo ,di poche persone. Tutto questo con lo scopo di recuperare la nostra salute, la nostra economia, la nostra libertà e le nostre vite.

Gli umani non sono fatti per essere isolati. Siamo fatti per muoverci e interagire.

Questa sezione attinge fortemente da idee e fonti della ricerca di @Genevieve Gee sul tracciamento dei contatti.

CNR — IIT network technologist

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